Don Marciano Marino

     Il volumetto costruito dal cuore di un Frate parolisano, che in larga parte ha attinto ai racconti della nonna e alla testimonianza di anziani, tradisce l'amore e l'ammirazione per una splendita figura di sacerdote che ha segnato parecchie generazioni della comunità di S. Vitaliano e di S. Rocco, dove ha servito per 50 anni.
      Il tempo consente sempre di possedere, a distanza, più puro il patrimonio di bontà di chi ha lavorato con disinteresse a causa della "purificazione della memoria" che rende vera la storia degli uomini.
      Don Marciano Marino è l'eroe, di cui si narra la vicenda pastorale, tanto più luminosa quanto più modestamente ha vissuto. Di fatto fasciato di umiltà e di dedizione, senza pretese, servì la comunità di Parolise con linearità silenziosa e lungimirante, anticipando di molto, i tempi del Vaticano II.
      P. Renato D'Andrea, domenicano è l'autore di questo racconto che ha due pretese: la prima, di non far cadere nell'oblio questo piccolo grande prete, l'altra nella speranza che possa venire ripresa da chi continuerà la ricerca su don Marino, con più puntuale documentazione.
      Il volumetto diventa prezioso per la storia del paese e della Diocesi, non solo perchè esalta lo zelo intelligente di un prete, ma soprattutto perchè documenta la perspicacia pastorale che realizza, anticipando di un secolo circa, il rinnovamento conciliare. La sua è un'eredità che le nuove generazioni devono cono¬scere per apprezzare le radici da cui provengono.
      Don Marciano, un uomo, "non molto alto, né basso; non pieno, né magro; non bello, né brutto; un solo particolare lo rendeva diverso: un viso ascetico nel quale risaltavano gli occhi intelligenti e volitivi". Proprio questa non apparenza fisica, che tuttavia "negli occhi intelligenti e volitivi" e nel volto "ascetico", rivelava il fuoco della sua passione per il Vangelo e per l'uomo che si portava nel cuore: servire la comunità cristiana facendole comprendere che la fede atavica va tessuta nella storia concreta di ogni giorno in tutte le dimensioni della vita. È l'autentica vocazione del "popolo di Dio", chiamato a continuare l'Incarnazione del figlio di Dio, lungo l'arco dei secoli.
      La seconda metà del Secolo XIX è fortemente segnata da un notevole travaglio sociale, ricco di istanze e di fermenti: la sete di giustizia sociale, unita all'aspirazione libertaria e risorgimentale erano aspirazioni che denunciavano chiaramente la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova. Urgeva eliminare il vecchio e accogliere il nuovo che andava maturando nella storia.
     Come sempre in questi trapassi l'equilibrio è difficile trovarlo subito, tanto più che gli ideali di democrazia, di libertà, di giustizia, di rispetto della dignità umana sono traguardi mai completamente raggiungibili in ogni epoca e costituiscono il duro mestiere di vivere.
     Don Marciano fu sentinella vigile di quel trapasso culturale socio-politico, amministrativo, e artefice di un eccellente dosaggio educativo che operò attraverso la lettura dei tempi, discernendo quanto di positivo si agitava nella società e aiutando la comunità che guidava perché non si smarrisse nei falsi miraggi che i soliti mestatori facevano brillare dinanzi all'umile popolo.
     Sappiamo che la sua opera evitò alla comunità parolisana guai che investirono i Comuni vicini, come Volturara e Salza Irpina, riuscendo a tenere il paese "isola felice" in tanto trambusto.
     Quale il segreto della sua perspicacia e della sua saggezza pastorale?
    Convinto che l'ignoranza è una gramigna capace di distruggere la convivenza civile e la stessa comunità cristiana, sognò sempre di potere avere una scuola nel paese. La speranza di attivarla non l'indusse però a starsene con le mani in mano. Appena prese possesso della cura pastorale iniziò ad insegnare a leggere, a scrivere e a fare i conti oltre che a dedicarsi alacremente al Catechismo. Fautore nell'incrementare la devozione al Preziosissimo Sangue, all'Eucarestia e alla Madonna, coniuga l'insegnamento della fede e la formazione delle coscienze, sviluppando il culto eucaristico con le "Quarant'ore", avendo ben chiaro nella mente che il culto cristiano deve avere la sua ricaduta nella vita per essere corretto alla luce della Rivelazione e alle esigenze di una formazione cristiana seria.
     Fede e vita, fede e istituzioni cristiane e umane, fede e crescita integrale dell'uomo sono il banco di prova per un'educazione adeguata.
     Si accolla l'onere di pagare il fitto di casa a sedici famiglie povere, si adoperò a rendere più umano il rapporto tra padroni delle terre e i contadini che lavoravano.
     Da questi dati è facile cogliere come l'Eucarestia e il Preziosissimo Sangue non erano semplici devozioni che don Marciano alimentava nei suoi filiani, quanto piuttosto la scuola di vita che s'innervava in tutto il tessuto sociale, umanizzandolo con la fede e il rispetto dei poveri, il senso della giustizia e l'istruzione umana e cristiana.
     La riflessione discreta ed essenziale che P. Renato dissemina in questo scritto rende la lettura quanto mai istruttiva, aiutando a contestualizzare l'opera splendida di don Marciano, uomo e prete che aveva capito profondamente, già un secolo fa, come il parametro dell'evangelizzazione é la fedeltà a Dio e la fedeltà all'uomo.
     I problemi che scaturiscono dall'unità d'Italia, soprattutto nel nostro Mezzogiorno, crearono una colluvie di difficoltà.
     In questo quadro appare chiaramente come l'impegno di avere in parrocchia le suore Stigmatine per garantire alle ragazze quella qualificazione professionale che avrebbe loro garantito un futuro attraverso la frequenza al laboratorio fu un assillo che lo interessò per tutta la vita. Quando le ebbe nel 1862 il paese esultò rendendo più grande la festa del Preziosissimo sangue e le "Quarant'ore".
     Mi compiaccio con P. Renato per questo piccolo volume che aiuta a ricomprendere la fede cristiana, non più culto separato dalla vita, ma culto che irrora la vita, apprezzando il lavoro, il progresso e le acquisizioni di quanto lo sviluppo tecnologico ha messo a disposizione della società, un apprezzamento che si deve accompagnare ad una crescita di umanizzazione, capace di integrare fede e vita, religiosità e impegno civile, culto di umanizzazione di responsabilità socio-politica.
     Sono lieto di augurare a P. D'Andrea e a tutta la comunità di S. Rocco e S. Vitaliano quella giusta crescita umana e religiosa che don Marciano servì con equilibrio, saggezza e tanto successo, per dare impulso alla loro esperienza civile e cristiana.

ANTONIO FORTE Vescovo di Avellino

© 2000 P. Renato D'Andrea O. P.